Le direttive europee del 2002/91/CE e 2006/32/CE fanno parte delle misure vagliate per tutelare l’ambiente, perciò e scaturita la richiesta di utilizzare con parsimonia le risorse prime naturali e soprattutto limitare al massimo l’inquinamento atmosferico, che sappiamo essere la principale causa delle attuali alterazioni climatiche. Per arginare tutte queste problematiche anche in Italia si sono seguite delle procedure specifiche inserendo la certificazione energetica degli edifici, che non è altro che un documento in cui viene attestato quale tipo di prestazione energetica ha un determinato edificio. Riuscire a contenere i consumi è importante, per raggiungere quegli obiettivi riguardanti la volontà e l’interesse nazionale e internazionale di riduzione dei gas che producono e/o aumentano l’effetto serra secondo le indicazioni del Protocollo di Kyoto. Questo attestato, riguardante la certificazione energetica, è redatto secondo le norme e i criteri atti ad esplicitare la prestazione, l’efficienza energetica di un edificio e redige anche eventuali indicazioni migliorative. Con il D.L. n. 63 del 4 giugno 2013 la denominazione dell’attestato sopra menzionato ha subito una modifica in «attestato di prestazione energetica».
La normativa nazionale italiana, riguardante la certificazione energetica degli edifici, è contenuta nel d.lgs. 19 agosto 2005, n. 192, secondo le disposizioni di attuazione della direttiva 2002/91/CE. Tale normativa ha subito nel tempo ulteriori modifiche secondo una serie di successivi provvedimenti legislativi, fino ad arriva Decreto Legge “Destinazione Italia”, 23 dicembre 2013, convertito con modificazioni con la legge n. 9/2014.
Visto richiesta di questa certificazione energetica degli edifici, la popolazione italiana ha cominciato ad entrare nell’ottica che è necessario capire a quale classe energetica appartiene la propria abitazione. Questo vale anche se si deve acquistare un immobile, perché ci si rende conto subito quanto potranno essere le spese future di riscaldamento. Infatti, sia negli annunci di vendita delle immobiliari, sia nei cantieri in cui sono avviate delle nuove costruzioni, si trovano esposte le classi di efficienza, identificate con le lettere dell’alfabeto A, B, C, D, E, F, G accompagnate dai relativi valori numerici di consumo. In questo modo appare subito palese se quell’edificio ha una migliore o peggiore classificazione.
E’ necessario perciò intervenire velocemente per migliorare la classe energetica dell’abitazione, senza dimenticare che anche la posizione geografica determinata la necessità di vari e diversificati interventi. Infatti abbiamo aree in cui il clima è mite anche in inverno e quindi le abitazioni non presentano una particolare e preoccupante dispersione di calore. Al contrario, nelle zone più fredde sono richiesti sia un elevato isolamento termico, sia impianti di riscaldamento più efficienti per raggiungere la classe energetica migliore. Questo dimostra che una particolare attenzione va data al tipo di isolamento termico utilizzato se si vuole anche abbassare la spesa delle bollette del gas, ottimizzando così le spese per la gestione familiare. Si è calcolato infatti che fare il salto di classe energetica, ad esempio da E a D può ridurre i costi anche del 25%.
E’ importante quindi tener ben presenti sia il benessere sostenibile, sia i consumi effettivi di ogni famiglia italiana.




